Verso la festa patronale/3 – Intervista a Valeria Ammirati

L’ultima intervista per prepararci alla festa e per riflettere sulla carità, è con Valeria Ammirati che da alcuni anni svolge nella nostra comunità il servizio di operatrice FAC (Fraterno Aiuto Cristiano), la caritas parrocchiale

Ciao Valeria. Da alcuni anni in parrocchia svolgi il servizio di operatrice alla Caritas Parrocchiale (FAC – Fraterno Aiuto Cristiano). Che significato ha per te questo impegno?

Quando non ho più potuto prestare servizio come educatrice volevo comunque fare qualcosa per la mia Parrocchia e ho approfittato del FAC che mi consente di conciliare i miei impegni lavorativi con l’impegno vero e proprio -bi o settimanale- della distribuzione beni al pubblico. E’ un piccolo servizio perché purtroppo non ho molto tempo a disposizione ma che nonostante tutto mi dà la possibilità di “fare qualcosa per gli altri”. E’ un modo “facile” che non richiede particolari competenze o capacità: partecipo con entusiasmo, non mi pesa mai andare, anzi mi spiace quando non riesco ad essere presente per concomitanti impegni legati al mio lavoro.

 Quali sono stati i momenti più difficili e quali quelli più gioiosi in questi anni?

Sono stati momenti difficili quelli durante il lockdown in cui nonostante le necessità crescenti per tante persone non mi è stato possibile continuare il normale servizio per ovvi motivi e ciò mi faceva sentire inutile e impotente, oppure – e ciò capita tutte le settimane – quando si incrocia lo sguardo delle persone che vengono a chiedere aiuto, occhi imbarazzati o pieni di vergogna e intimamente ti poni la domanda “Perché? Che merito ho io di essere dall’altra parte del tavolo?”. Io faccio sempre molta attenzione agli sguardi (tra l’altro ultimamente sono l’unico modo per capire le persone): sguardi sfrontati di chi ritiene che tutto gli sia sempre dovuto, sguardi intimiditi di chi non sa bene cosa gli spetti e ha paura a chiedere, sguardi vergognati di chi ha tentato di farcela da solo ma alla fine ha dovuto abbassarsi e affidarsi agli altri. I momenti più gioiosi sono ricevere un sorriso o un grazie, raccogliere una confidenza, condividere momenti con gli altri volontari, acquisire a poco a poco la consapevolezza di diventare un punto di riferimento per gli altri anche se apparentemente sembra di fare poco.

Pochi giorni fa, il 26 giugno, Papa Francesco ha celebrato i 50 anni di fondazione della Caritas, ricordando tre vie in cui continuare il percorso intrapreso: la via degli ultimi, la via del Vangelo, la via della creatività. Puoi darci un commento su ogni via proposta dall’intervento del Papa?

Nell’ultimo periodo sono aumentate le persone straniere, tanti i giovani, e non cristiani: la carità è universale, la Caritas (e anche il FAC) non fa distinzioni. L’aiuto è rivolto a tutti, il Vangelo parla di amore per il prossimo e il prossimo non te lo scegli: ti capita! Il Papa in prima persona attua questa politica e i suoi gesti sono un’ottima testimonianza. Gli ultimi, ma poi … chi sono gli ultimi? Purtroppo in questo particolare momento chiunque può diventare “ultimo” anche in breve tempo; lo stereotipo dell’ultimo identificato come chi è senza casa, senza lavoro, diverso nella sua povertà è un pregiudizio proprio perché le avversità economiche e sociali colpiscono oggi in maniera indiscriminata.  Non esiste un facsimile di come aiutare gli altri: ognuno può scegliere il modo di essere a disposizione degli altri, secondo le proprie capacità e in questo sicuramente la creatività non ha limiti

Nella comunità di San Siro, sono molte le richieste di aiuto. Ci spieghi concretamente cosa fate voi volontari FAC e in che modo ciascuno potrebbe rendersi utile?

Il tipo di aiuto che si attua al FAC è semplice ma concreto, poco appariscente ma efficace. Noi volontari – addetti alla distribuzione – siamo solo un anello di un vasto ingranaggio in cui chiunque può inserirsi: un’offerta in denaro, il conferimento periodico di beni di prima necessità o di vestiario, la partecipazione personale, la raccolta dei beni c/o supermercati o donatori privati, le “collette” alimentari, la pubblicità alla fine delle funzioni per sensibilizzare le persone; non ultimo le preghiere perché continuino ad esserci volontari a disposizione degli altri. Non sono io a dover dire come ci si possa rendere utili: ognuno può trovare in sé e nella propria esperienza una risposta. C’è un momento per tutto! Sicuramente bisogna lasciarsi andare, trovare il tempo senza aspettare di non avere niente da fare, mettersi a disposizione anche per le cose più semplici.

Secondo te come si fa a vivere verso l’Alto e verso l’altro così come ci invita a fare Papa Francesco?

 PierGiorgio Frassati visse la sua breve ma intensa vita incarnando lo slogan “Verso l’alto” inteso come continuo esercizio di crescita e ricerca. La vetta della montagna – che cela metaforicamente l’avvicinamento al Signore – ti attira e ti attrae, il cammino è difficile e faticoso ma l’allenamento costante ti consente di arrivare sempre più su. Tutte le forme di servizio non sono altro che l’allenamento necessario per arrivare sempre più vicini alla meta, mettersi a disposizione degli altri ci aiuta in questa salita. E soprattutto la salita non è riservata a pochi: tutti possiamo partecipare a questa scalata, ognuno con il suo passo e con le sue forze. È quell’essere Santi della porta accanto che accomuna tutti, che corrisponde alla Chiesa in uscita e non crea gruppi elitari o chiusi e autoreferenziali.

La festa di San Siro è ormai alle porte e martedì 6 luglio la celebrazione delle 18.15 sarà dedicata in modo particolare a riflettere sull’importanza della carità. Il titolo della giornata sarà “Carità: il fermento del Vangelo nella vita ordinaria”. Puoi darci un tuo commento a questo titolo impegnativo?

C’è un detto popolare che recita: “da cosa nasce cosa”. Quindi, banalmente, in che modo diffondere il bene ed evitare che l’indifferenza prenda piede? La soluzione è disarmante nella sua facilità: facendo il bene, il bene aumenta e coinvolge sempre più persone. Non sono necessari gesti eclatanti, la Carità non vuole questo: è un insieme di piccoli gesti inseriti nella vita quotidiana che come lievito cresce e trasforma.

In vista della Festa di San Siro, quale augurio fai alla tua comunità parrocchiale?

La comunità parrocchiale di SanSiro ha la fortuna di essere formata da tante persone animate da buona volontà e disponibilità verso gli altri. Mi auguro che siano sempre di più i contagiati da questo “fermento” necessario per concretizzare il Vangelo.

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