Verso la festa patronale/2 – Intervista a Laura Farruggio

Oggi, per prepararci a riflettere sulla Liturgia, abbiamo incontrato Laura Farruggio, direttrice del Coro San Germano, la corale della nostra Parrocchia che cura l’animazione liturgica della Messa festiva delle 11.15 e tutte le Celebrazioni più importanti, parrocchiali e diocesane che si svolgono nella nostra Basilica.

Laura, da molti anni svolgi il servizio di direttrice del coro San Germano della parrocchia di San Siro. Che significa per te questo impegno?

Ho iniziato a cantare nel coro di San Siro quando avevo 17 anni.  Il coro è stata veramente per me la chiamata che mi ha riportato alla vita sacramentale, è stata l’occasione di riprendere un cammino di fede che avevo abbandonato dopo la cresima e la via che mi ha introdotto poi alla vita della Parrocchia e dell’Azione Cattolica. Dopo alcuni anni quando il coro era diventato piuttosto numeroso il  viceparroco mi chiese di provare a dirigere per aiutare i cantori a eseguire con più efficacia il canto, ma anche per organizzare la scelta musicale in modo più consapevole. Da lì è iniziato il mio servizio che ha attraversato tutte le stagioni della mia vita fino ad ora.

Quali sono stati i momenti più difficili e quali quelli più gioiosi in questi anni?

Forse le difficoltà sono state proprio quelle di mantenere fede all’impegno di settimana in settimana, di domenica in domenica, anche quando la gestione della mia famiglia che cresceva lo rendeva più complesso. Poi chiaramente i problemi e le difficoltà di un coro sono quelli che provengono dalla gestione di qualsiasi gruppo umano, dove è necessario ascoltare le esigenze di tutti, ma anche saper far sintesi e prendere decisioni. E infine la necessità di formarsi continuamente e di essere all’altezza del compito al quale ero stata chiamata. Ma le difficoltà sono state veramente minime rispetto alla gioia di poter servire la liturgia col canto e alla bellezza di vivere il coro, e veramente posso dire il coro di San Germano è una famiglia che cammina insieme e si vuole bene.

Papa Francesco in un recente incontro con gli operatori pastorali della liturgia ha messo in guardia da “sterili polarizzazioni ideologiche, perché nella liturgia appare la comunità ecclesiale, mentre il rimpianto di tendenze passate o l’imporne di nuove, rischia di anteporre l’”io” al Popolo di Dio.” Puoi darci un commento a questo intervento del Papa ?

Papa Francesco pone l’accento su una problematica interessante e del tutto umana che è quella della volontà di rendere la liturgia il più possibile simile a noi, alla nostra sensibilità, al nostro gusto, insomma di confezionare una liturgia che ci somigli. La riflessione sarebbe lunga e complessa. Gli interrogativi che mi sono posta spesso anche io, non senza momenti di crisi, sono molti. Quanto la scelta dei canti che propongo aiuta l’assemblea? Quanto l’esecuzione musicale è stata in grado di aiutare l’assemblea nella preghiera e ad immergersi nel mistero liturgico? Dove finisce una buona esecuzione ed inizia l’esibizione? Fino a che punto la liturgia deve incontrare il gusto dell’assemblea? La riflessione è molto lunga e credo che nella Chiesa sia necessario tentare di fare il punto della situazione, ripartire dalla formazione dei laici, ma anche dei sacerdoti. Proporre una liturgia che parli la lingua di tutti, ma allo stesso tempo eviti pericolosi personalismi.

Nella comunità di San Siro, sono molte le celebrazioni Eucaristiche e quindi molteplici i servizi alla liturgia necessari, svolti da diversi volontari. Non solo il coristi, ma lettori, ministranti, addetti ai fiori e molto altro. Che tipo di collaborazione, conoscenza, frequentazione esiste tra i diversi operatori?

San Siro è tra le realtà più grandi del nostro territorio diocesano e coloro che lavorano per la liturgia sono molti. Purtroppo più le realtà sono grandi più si tende a fare ognuno il proprio servizio senza avere spesso momenti di vera collaborazione e confronto con gli altri. Ci sono state però occasioni in cui abbiamo potuto animare la liturgia insieme e ho sempre trovato negli altri disponibilità e collaborazione. Siamo sempre riusciti a venirci incontro unendo le diverse formazioni e carismi.

Quali sarebbero i tuoi desideri in tal senso?

Il miei desideri sono semplici, vorrei una parrocchia dove ci sia armonia, amicizia. Dove tutti possano fare il proprio servizio ma dove si riesca anche a lavorare serenamente in comunione e unire le forze quando necessario.

Secondo la tua esperienza, il canto liturgico, come favorisce la celebrazione dell’Eucarestia da parte del popolo di Dio?

Il canto è una delle forme di comunicazione umana più antiche, più ancestralmente legate alla sua natura. Il canto più che il parlato coinvolge la sfera emotiva dell’essere umano e non solo, cantare impegna il corpo nella sua totalità, la voce, l’orecchio, la mente, il respiro, anche il battito del cuore. Pregare cantando è veramente un modo di pregare con tutta la nostra persona. Purtroppo oggi le nostre assemblee cantano poco e spesso il popolo di Dio è un uditore passivo che si limita a godere o a “patire” delle esecuzioni proposte dal coro o dagli animatori musicali. Il ruolo del coro non deve però essere quello di proporre buona musica che concili lo spirito alla preghiera, ma quello di essere guida al canto dove tutti possano lodare attivamente Dio. E in questo aspetto penso ci sia molto da lavorare, anche nella nostra comunità.

La festa di San Siro è ormai alle porte e lunedi 5 luglio la celebrazione delle 18.15 sarà dedicata in modo particolare a riflettere sull’importanza della liturgia. Il titolo della giornata sarà “Liturgia: fonte e culmine della vita della Chiesa”. Puoi darci un commento a questo titolo impegnativo per ciascun operatore pastorale? Cosa vuol dire che la liturgia è fonte e culmine della vita della Chiesa?

“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”. Che cos’è un rito? È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore.Mi piace molto questo brano del piccolo Principe di Saint Exupery. La liturgia assolve ad una delle necessità primordiali dell’uomo: celebrare dei riti, mantenere vivo e praticare l’incontro con l’invisibile, con Dio, col Cristo. La liturgia è per noi l’incontro con una persona, con il vivente, è il momento di congiunzione tra l’umano e il divino, il punto in cui cielo e terra si toccano. Poter vivere la liturgia insieme ai sacerdoti e a tutta l’assemblea poi non è cosa da poco perché è bello potersi riconoscere simili, uniti da una fratellanza spirituale. La liturgia è il nostro incontro col sacro, è l’ineffabile che si rende visibile ai nostri occhi, non è precetto da assolvere ma è mezzo privilegiato per incontrare Dio, per pregustarne la bellezza.

In vista della Festa di San Siro, quale augurio fai alla tua comunità parrocchiale?

L’augurio che faccio alla mia comunità è quello di poter trovare sempre in parrocchia un luogo dove sentirsi accolti, amati e valorizzati. Dove poter coltivare  la fede e l’incontro con Cristo. Dove trovare amicizia e relazioni autentiche.

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