Verso la festa patronale/1 – Intervista a Carla Viero

Ci prepariano a vivere la festa patronale 2021 sul tema: “Alla radici della comunità cristiana: catechesi, liturgia e carità per vivere insieme la parrocchia”. Il triduo liturgico sarà quindi incentrato su questi tre pilastri della vita della Chiesa: catechesi, liturgia e carità. Oggi, per introdurci alla catechesi, abbiamo incontrato ed intervistato Carla Viero, catechista di lungo corso della nostra Parrocchia.

Carla ormai da molti anni svolgi il servizio di catechista nella comunità di San Siro. Che significa per te questo impegno?

Da più di vent’anni sono catechista nella nostra parrocchia. Ricordo, come fosse accaduto ieri, il preciso momento in cui don Alvise, al termine di una messa feriale, mi propose di occuparmi di un gruppo di ragazzini; ricordo la sorpresa e l’emozione di quella prima “chiamata”, la gioia unita al timore di non essere all’altezza del compito nel momento in cui risposi favorevolmente alla proposta e tutto quello che, da allora, è nato in questo cammino. Rispondo alla domanda servendomi di un’espressione che può sembrare banale e che abbiamo sentito già molte volte: la catechesi non è per me un “lavoro”, un compito esterno alla mia persona, ma un impegno attorno al quale gira tutta la mia vita. Essere catechista (e non “fare” catechismo) è per me una vocazione di servizio nella Chiesa, che nasce dal desiderio di trasmettere tutto ciò che è ho ricevuto come dono da parte del Signore. E non solo: è anche seguire una tradizione familiare. Se è vero che sono i genitori i primi educatori alla fede, io posso dire di aver seguito l’esempio di mio papà (catechista dalla prima giovinezza nella parrocchia di un piccolo paese veneto) e di mia mamma (impegnata da bambina nell’Azione Cattolica di San Siro fino a divertarne presidente parrocchiale)

Quali sono stati i momenti più difficili e quali quelli più gioiosi in questi anni?

In questi anni, i momenti gioiosi sono stati tanti e non sono mancati i momenti difficili, alcuni dei quali anche dolorosi. Ne ricordo alcuni in particolare, ma non mi soffermo ad approfondirli; ritengo che la vita della comunità parrocchiale abbia tutte le caratteristiche di quella familiare, in cui gioie e dolori, illusioni e delusioni sono costantemente e quotidianamente presenti, e che vadano affrontati con coraggio in una sfida appassionante.
Penso ai bambini del primo corso di quest’anno, fedeli agli incontri e sorridenti, dietro le loro mascherine; ripenso ai tanti adolescenti vivaci e ribelli, ma emozionati e raccolti nel giorno della Cresima; alla collaborazione di alcuni genitori, alla superficialità di altri, alla messa domenicale con pochissimi bambini del catechismo solo perchè è iniziata l’estate…..
Una tra le esperienze che ricordo con particolare gratitudine è stata l’opportunità di collaborare per anni con l’Ufficio Catechistico Diocesano, che mi ha aiutato tanto nella mia formazione e mi ha permesso di confrontarmi con i catechisti e gli educatori della diocesi e a creare con loro una costruttiva rete di relazioni.

Papa Francesco nel mese di maggio con un “Motu proprio” ha istituito il ministero del catechista. Puoi darci un commento a questa importante novità nella vita della Chiesa ?

Questo evidenzia in primo luogo l’importanza che il Santo Padre dà all’impegno e alla formazione dei laici, e l’attenzione che riserva e che ha riservato fin dagli inizi del suo pontificato alla figura del catechista.
Inoltre, se da una parte l’istituzione del ministero del catechista significa che il laico è chiamato ad assumersi maggiori responsabilità per diventare sempre più parte attiva
della Chiesa, d’altra parte comporterà per ciascuna diocesi e per i parroci l’impegno e il dovere di accompagnare ogni catechista in un percorso di formazione permanente.
Ritengo, quindi, molto interessante questa “novità” perchè è segno del riconoscimento della specifica vocazione del catechista e della sua corresponsabilità nella missione di annunciare il vangelo e di accompagnare nella fede le persone che gli vengono affidate.

Nella comunità di San Siro, oltre al catechismo tradizionale, sono presenti diverse realtà che si occupano di catechesi, non solo per i bambini ma anche per i giovani e gli adulti: l’Azione Cattolica, l’Agesci, l’Insieme per … Secondo te questa varietà di proposte viene vissuta come una risorsa o come un problema? Che tipo di collaborazione esiste tra i diversi operatori?

Spero che venga vissuta da tutti come una risorsa e non come un problema.
La collaborazione tra catechisti, educatori, capi scout e altri formatori è importantissima: ciascuno di essi deve offrire il proprio apporto – sotto la guida del parroco, garante del rapporto tra le varie realtà preposte alla catechesi – superando momenti di diffidenza, conflitto o competizione. Nessun gruppo, associazione e movimento parrocchiale dovrebbe sentirsi autosufficiente né tanto meno avere la pretesa di possedere l’unica verità, ma perseguire un’unica urgenza: quella di vivere e annunciare il Vangelo.
Personalmente, anche se per mia formazione sono più legata al catechismo tradizionale, mi auguro che, concluso il lungo periodo di emergenza sanitaria, possano essere nuovamente valorizzate le tante potenzialità esistenti nella nostra comunità parrocchiale e ciascuno di noi impari sempre più ad offrire il proprio servizio “nella comunione per la missione”.

Secondo te c’è bisogno di un nuovo rinnovo nella catechesi, in modo particolare per l’iniziazione cristiana? Se sì, verso quale direzione ?

Da anni si parla di “nuova evangelizzazione” e certamente credo che la catechesi debba essere costantemente rinnovata perchè costantemente muta il contesto socio-culturale in cui ci troviamo. Il catechista conosce i fenomeni in atto nel nostro tempo (secolarizzazione, materialismo, pluralismo…) ed avverte quindi la necessità di cambiare. Ma sa che non cambia il messaggio che ha il compito di trasmettere con la vita e con la parola.
Penso che per accompagnare oggi i ragazzi nel cammino dell’iniziazione occorra riscoprire ogni giorno la bellezza del proprio servizio e rimotivare il proprio essere catechista, cambiando abitudini che rischiano di produrre proposte ripetitive. Nei nostri inconti utilizziamo ancora, talvolta, una metodologia ispirata ad un modello scolastico antiquato, tendiamo ad abbassare gli obiettivi o ci lasciamo scoraggiare dalla presa di coscienza che, nonostante il nostro impegno, siamo sempre lontani da ciò che avevamo programmato. Invece, come ci suggerisce papa Francesco, il desiderio di far conoscere Gesù ci deve portare ad essere creativi, per elaborare nuove forme di trasmissione della fede. Così come Gesù si adattava alle persone che aveva davanti a sé, per avvicinarle all’amore di Dio, anche noi dobbiamo saper cambiare, adattarci, per rendere il messaggio più vicino, benché sia sempre lo stesso.
Nella realtà attuale, inoltre, la Chiesa, oltre ad impegnarsi nell’annuncio ai piccoli e ai giovani, dovrebbe prestare particolare attenzione alla catechesi per e con gli adulti che, chiedendo i sacramenti per i loro figli, sono disponibili a lasciarsi coinvolgere per riscoprire la loro fede.

La festa di San Siro è ormai alle porte e, domenica 4 luglio, la celebrazione delle 18.15 sarà dedicata in modo particolare alla catechesi. Il titolo della giornata sarà “Catechesi: introdurre, approfondire, fortificare la Fede”. Puoi darci un commento a questi tre verbi impegnativi per tutti i catechisti, gli educatori e animatori?

Mi pare che metta in risalto che la catechesi non sia o non dovrebbe essere un ciclo di “corsi” pensati per bambini o un insieme di “conferenze” proposte agli adulti in cui si apprende qualcosa per la mente, ma esperienze di vita cristiana che cambiano il nostro stile di vita, e celebrazioni e riti che ci permettono di incontrare Gesù e il suo Spirito che, a poco a poco, ci trasforma.
Questa espressione mi ricorda anche che “evangelizzare” è anche sentire l’esigenza di “essere evangelizzati”, di essere in perpetuo cammino di crescita: ancor prima di accompagnare i ragazzi in un cammino di iniziazione, il catechista deve sentire l’esigenza di curare il proprio cammino personale, il desiderio di incontrare Gesù, di approfondire la propria fede, di rafforzarla con la preghiera, i sacramenti, il confronto con la Parola di Dio.

In vista della Festa di San Siro, quale augurio fai alla tua comunità parrocchiale?

In occasione della festa patronale che avrà inizio domenica 4 luglio con il triduo di preparazione, rivolgo innanzitutto un sincero “grazie” alla mia comunità parrocchiale, che ho sempre sentito vicina da quando ero bambina, attraverso i racconti dei miei nonni e dei miei genitori, e che mi ha formata, accompagnata e sostenuta in ogni momento. Non potrei farne a meno. In un mondo che aggredisce sempre più le fondamenta del cristianesimo, è per me di vitale importanza “ritrovarmi”tra cristiani per rafforzare la mia identità e prendere le distanze dai modelli culturali dominanti.
Certo, se ripenso alla san Siro di quando ero ragazzina, mi accorgo che tanti aspetti sono cambiati e forse non siamo più numerosi come un tempo, ma … da qualche tempo, sento che la mia comunità parrocchiale sta vivendo un nuovo inizio, un periodo di stabilità e di serenità, di cui stiamo già vedendo i primi frutti nell’armonia e nell’equilibrio che si avverte tra le varie realtà.
In un mondo che dimostra di poter fare tranquillamente a meno di Dio e della proposta cristiana, vorrei quindi augurare a tutti noi di continuare ad essere una “società alternativa” , certamente una “minoranza” ,ma costituita da persone capaci di camminare insieme come Chiesa, di vivere uno stile di autentica carità e fraternità, di condividere domande e dubbi e di servire insieme il mondo.

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