SAN SIRO: LO STEMMA

di Freddy Colt

Un’antica chiesa, come luogo di culto e come luogo di incontro di una comunità di credenti nonché di una comunità civile, può identificarsi idealmente con un segno di riconoscimento ovvero con uno stemma o arme araldica. Anche San Siro, Basilica papale e chiesa madre della civitas sanremese, Concattedrale della diocesi, necessitava di tale privilegio, peraltro riconosciuto dalla legislazione ecclesiastica in merito. Finora la chiesa intitolata al Santo vescovo genovese non aveva in uso un blasone, e l’occasione dei lavori di restauro del sacro edificio, condotti tra il 2014 e il 2015, fornisce anche l’opportunità di colmare una lacuna – se così vogliamo chiamarla. Ci sono storicamente sempre dei motivi per l’adozione o meno di un emblema di riconoscimento, ma ci sono ragioni che possono anche sfuggire al metodo d’indagine storiografica; in ogni caso nulla vieta che un’istituzione religiosa quasi millenaria possa dotarsi oggi di uno stemma, tanto più se va a contraddistinguere un monumento architettonico che è esso stesso un emblema per tanti concittadini (si vorrebbe dire tutti, ma dobbiamo essere realisti), di ieri e di oggi. Lo stemma per la Basilica di San Siro è stato ideato e realizzato da Ernesto Porri secondo criteri di rigorosa fedeltà ai canoni dell’Araldica ecclesiastica cattolica. Ha tenuto conto dei più recenti studi e delle considerazioni che gli araldisti specializzati dei nostri giorni hanno raccomandato nei loro trattati: attenzione ai significati delle figure, essenzialità delle forme, rifuggire da ogni tentazione di opulenza e ridondanza. Uno stemma è “bello” non se è maggiormente carico di insegne, orpelli, ninnoli et similia, ma – al contrario – se riesce a comunicare con immediatezza il suo messaggio grazie ad un efficace accostamento dei colori – in Araldica detti “smalti” – e ad una scelta di figure essenziali e significative. E il nostro autore ha in effetti concepito lo stemma tenendo conto di segni carichi di significato simbolico, rifuggendo quindi da ogni inclinazione estetizzante e profana. Lo scudo si presenta secondo questa blasonatura: «Semipartito troncato. Nel primo d’oro al Basilisco di rosso; nel secondo d’azzurro alla Rosa d’oro; nel terzo di rosso all’Albero di palma al naturale, posto a destra e terrazzato di verde, sinistrato da un Leone d’oro, lampassato di rosso e coronato del primo». Lo scudo, di un’originale forma sagomata ibrida tra la mandorla e la testa di cavallo, è «accollato all’ombrello basilicale astato e crocettato d’oro, gheronato di sette pezzi di rosso e d’oro».

Lo stemma è stato raffigurato in tre versioni, a seconda dell’uso che se ne deve fare: il solo scudo a colori, lo stesso completo di gonfalone papale (o basilica) ma privo di chiavi in decusse (per espressa scelta di sobrietà del disegnatore), e ancora la medesima effigie racchiusa in una dicitura all’intorno a mo’ di sigillo con la seguente legenda: “Basilica Minore Concattedrale Insigne Collegiata Parrocchia di San Siro + San Remo + Diocesi di Ventimiglia San Remo”; ne è stata approntata anche una versione a tratteggio araldico per l’utilizzo in bianco e nero. Più ancora che soffermarsi sulla felice scelta d equilibrio figurativo e cromatico, è interessante notare il significato delle diverse figure che compongono il blasone, ordinate sullo scudo tripartito: nella parte araldicamente più nobile per posizione, il cantone destro (a sinistra per chi guarda) è stata collocata la figura naturale di un Basilisco, animale mitico che rievoca – in questo caso – la battaglia condotta dal santo per annientare una belva solitamente considerata come immagine del male e dell’eresia: il suo nome deriva dal greco per significare “piccolo re” o “reuccio”, intendendo con ciò una parodia della vera Regalità o, per estensione, una caricatura della Verità, qual è in effetti qualsiasi teoria eretica e fuorviante. Dunque il basilisco sconfitto da Siro è segno della vittoria del Vero sulla menzogna, e mentre quest’ultima si tinge di rosso, essa è inglobata – per così dire – in un campo d’oro, segno di Luce, splendore, nobiltà, ricchezza e molte altre virtù. Nel secondo campo dello scudo risalta, sempre con la pregnanza della tinta aurea, la Rosa stilizzata secondo lo stile araldico, la quale manifesta la sua purezza su un fondo azzurro che richiama al tempo stesso il colore del mantello della Vergine (secondo una ricorrente iconografia) e il significato stesso di quello smalto, colore di Lealtà, distacco dai concetti mondani, ascesa dell’anima verso Dio. In San Siro, intesa come chiesa, è radicata una particolare devozione mariana, tra l’altro rappresentata da un’opera del Seicento presente tra le antiche navate: la Regina del Santissimo Rosario dello scultore genovese Antonio Maria Maragliano. Sempre nella stessa epoca la comunità cittadina si era legata ad un voto alla Beata Vergine Maria, da cui deriva il legame particolare con il culto mariano che questa parte dello stemma vuol raffigurare, laddove la Rosa d’oro richiama un epiteto della Madonna – Rosa Mistica – evocato nelle litanie lauretane. In basso, quasi a sostenere le prime due parti, sta il blasone civico di Sanremo, il famoso Leone con la Palma. Al di là del riferimento alla città, alla municipalità, di cui la Basilica è in qualche modo uno dei centri pulsanti nel corso dei secoli, la raffigurazione in uno stemma ecclesiastico di queste figure risulta alquanto armoniosa proprio per il corrispondente senso interiore: il Leone araldico è sempre e comunque simbolo «regale» di Cristo, e la Palma – ben oltre i riferimenti botanici locali – richiama il senso di crescita spirituale, elevazione, ascesi. Non a caso essi poggiano su un terreno verde, colore della rigenerazione della natura e della trasformazione dell’essere. Il blasone della Basilica di San Siro, alla luce di questi veloci rilievi, rappresenta un affresco efficace della storia e della devozione di un popolo, rispecchiando in special modo i valori eterni di una comunità cristiana e cattolica, termine quest’ultimo che significa – non dimentichiamolo – universale.

Testo tratto dal volume: “San Siro chiesa della città. Genesi e storia dei restauri” disponibile in sacrestia lasciando un’offerta

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