SAN SIRO: DALLA PIEVE ALLA CONCATTEDRALE

La chiesa madre di San Remo: appunti di vita

di Francesco Rilla

La chiesa di San Siro ha da sempre ricoperto un ruolo preminente nel ponente Ligure. Sin dai primi tempi dell’era protocristiana, fu Pieve battesimale, cioè sede di un sacerdote “corepiscopo”, oggi sarebbe un vescovo ausiliare di Genova, autorizzato ad amministrare nella pieve matuziana il sacramento del Battesimo. Si noti che nei primi secoli del Cristianesimo, i Sacramenti erano amministrati unicamente dal vescovo, in quanto unico ad aver ricevuto la pienezza del Sacerdozio. Fu proprio il corepiscopo Beato Ormisda che iniziò l’evangelizzazione delle nostre terre seguito dai santi Siro e Romolo.

Nel corso del VI–VII secolo, col diffondersi del Cristianesimo e l’aumentare dei fedeli il primo edificio divenne “chiesa madre” in quanto le chiese minori e le cappelle sparse sul territorio erano prive di fonte battesimale. Il Pievano di San Siro aveva la giurisdizione e la cura di tutte le cappelle, e doveva coordinare, istruire, vigilare e dirigere altri sacerdoti, sui quali godeva diritto di precedenza. Conferme e attestazioni di questa importanza sono i molti riconoscimenti ufficiali e i privilegi che vennero tributati alla chiesa di San Siro nel corso dei secoli. La località intorno all’antica Villa Matutia (villaggio di epoca romana, che sorgeva sulla via Julia Augusta, proseguimento della via consolare Aurelia), e il successivo Castrum Sancti Romuli era un feudo personale del vescovo di Genova, fino al 1297. Il 20 marzo del 1133 la cattedra vescovile di Genova venne elevata a dignità arcivescovile da Papa Innocenzo II. Il neo arcivescovo genovese Cardinale Siro de’ Porcello (1133–1163), nel 1143  istituì nella pieve di San Siro un Capitolo o Collegio di Canonici Decimali che seguivano la regola Agostiniana (quattro sacerdoti con un Preposto o “Prevosto”) elevandola contemporaneamente alla dignità di “Prepositura Collegiata”, confermandone l’importanza quale chiesa madre. In quell’occasione inoltre egli consacrò la nuova chiesa, eretta dove sorgeva l’antica Pieve battesimale, e la dedicò a Dio col titolo di “San Siro, vescovo di Genova”. Di quell’antichissimo edificio di culto si trovarono tracce durante i lavori svolti nell’immediato secondo dopo guerra per il consolidamento del pilastro che regge il campanile. Il Cardinale Arcivescovo genovese assegnò il giuspatronato sulle terre della Colla, di Poggio, Verezzo e di Andagna. La collegiata di San Siro è molto antica e il suo riconoscimento giuridico è attestato da atti pubblici sin dal 1297. Il Papa e i vescovi hanno da sempre inteso riconoscere e confermare l’importanza di alcune chiese, istituendo presso le stesse un collegio o capitolo di canonici; da qui il titolo di collegiata. Il maggior numero di Sacerdoti incardinati presso la medesima chiesa aveva ed ha un duplice scopo: il primo, quello di organizzare e suddividere meglio le responsabilità pastorali della parrocchia, la cura delle anime e l’amministrazione dei beni della chiesa; il secondo, quello di rendere più solenne il culto a Dio, con la partecipazione dei canonici all’Eucaristia, ai Vespri, alle Lodi, alle processioni ed altre celebrazioni.

Tra il 1313 e il 1350, a seguito di accordi ecclesiastici, furono delineati i nuovi confini tra le Diocesi di Ventimiglia e di Albenga. Il territorio di San Remo fu assegnato alla Diocesi di Albenga sino al 1831, quando passò alla Diocesi di Ventimiglia. A seguito di un cospicuo lascito della famiglia sanremasca Palmari, era stabilito che il vescovo di Albenga dovesse risiedere sei mesi l’anno a San Remo e celebrare in San Siro. Fu per questo motivo che da allora, gli venne attribuito il titolo di “Concattedrale”. Per volere dei vescovi di Albenga San Siro è stata sede anche del Vicario Foraneo della Diocesi mentre San Remo fu scelta come “Capo Quartiere” dell’estremo ponente ligure. Qualifica mantenuta anche col passaggio alla Diocesi di Ventimiglia. Nel 1431 il capitolo di San Siro spogliava, a proprio vantaggio, l’eremo di San Romolo di ogni dignità e con i suoi redditi fondava presso la Collegiata la cappellania di “San Romolo”. Nel XVI secolo un Delegato del Papa in veste di Visitatore Apostolico nella riviera di ponente fregiò la chiesa prepositurale di San Siro con il titolo di “Insigne Collegiata”. Era la volontà del Papa Paolo III, Alessandro Farnese, che pernottò a San Remo in casa Manara il 13 maggio 1538 durante il suo viaggio per Nizza. Il 9 agosto 1643, il Capitolo della Insigne Collegiata di San Siro approvò l’erezione di una cappella alla Beata Vergine Maria, col titolo di Nostra Signora del Santissimo Rosario, che venne benedetta dal Canonico Prevosto Giovanni Sasso.

Durante tutto il XVII secolo il numero dei Canonici fu elevato ad otto, e i quattro nuovi membri del Capitolo furono chiamati “Titolari”. Nel corso del XVI e XVII secolo San Siro subì numerosi interventi di ampliamento e modifiche che trasformarono il suo originale e severo impianto romanico. La facciata, gli absidi, le capriate con le tavole dipinte, le monofore e le bifore sparirono per dare spazio ad una nuova visione di architettura: il barocco. Trasformazioni radicali che nascosero per quasi due secoli l’arte dei maestri comacini che si era espressa al meglio nella pietra locale. Nel 1731, il Vescovo di Albenga Mons. Rivarola riconobbe che l’Insigne Collegiata Prepositurale di San Siro era “per la sua antichità e splendore, per il numero del Clero e dei fedeli” la prima Collegiata della Diocesi, seconda solo alla Cattedrale Ingauna. Concesse ai Canonici quale privilegio l’uso della mozzetta viola, abito proprio dei vescovi e di chi ne ha diritto. Alla fine del XVIII secolo, la

Collegiata contava un numero elevato di “Cappel- lanie” (lasciti o rendite destinati al culto) che attestano l’importanza e il prestigio stessa. Nell’anno 1766 Papa Clemente XIII volle allegare la Collegiata di San Siro all’Arcibasilica Patriarcale Liberiana di Santa Maria Maggiore e la fece partecipe delle indulgenze, degli indulti e dei privilegi apostolici della stessa Arcibasilica. Il 2 Settembre 1731 perdelibera del Parlamento cittadino la Madonna del Rosario venne proclamata patrona della città. Leggiamo nel Breve Pontificio di Papa Pio VII del 17 maggio 1803 che: “per lode di antichità,per ricchezza di patrimonio, per abbondanza di sue suppellettili per probità dei sacerdoti, per la dottrina e lo zelo provato – in tempi difficili – e per la frequenza di popolo” vengono erette le tredici Cappellanie presenti nella chiesa di San Siro in altrettanti Canonicati. Il Capitolo di San Siro contòda allora ventuno Canonici: quattro Decimali, quattro Titolari e tredici Cappellani. Il Papa, inoltre, concesse ai Canonici il privilegio della cappa magna (abito prelatizio con strascico), del rocchetto, della mozzetta con cappuccio e della sottana paonazza, tutti abiti riservati ai prelati. Il Canonico Prevosto di San Siro e i Canonici Maggiori erano anche Canonici della Cattedrale di Ventimiglia.

Nelle sedute tenutesi a Torino nello storico Palazzo Madama il 6 e 7 Dicembre 1906, la Commissione della Sovrintendenza ai Monumenti inserì la chiesa di San Siro a San Remo fra le “opere monumentali ragguardevoli soggette alla vigilanza del Regno”: è il primo vincolo in ordine di tempo quale monumento storico. In quegli anni la chiesa era sottoposta ad un grande intervento di restauro che la riportò all’impianto romanico, demolendo tutte le sovrastrutture barocche elevate nel corso del XVI e XVII secolo. Il Prevosto Mons. Luigi Boccadoro futuro vescovo di Viterbo, (Savona 24-10-1911 Montefiascone8-3-1998) nell’autunno del 1944 era detenuto in attesa di deportazione in Polonia e degente in ospedale. Fattosi accompagnare nella Cappella del nosocomio emise il sacro voto di “far solennemente incoronare da un Principe della Chiesa la statua della Madonna del Rosario, se la chiesa rimanesse incolume, egli e i suoi salvi ed il suo popolo non dovesse più a lungo soffrire” (Registri della Fabbriceria, 13-12-1944). Terminata la Guerra e ottenuta la grazia, a seguito della richiesta del Capitolo di San Siro e della cittadinanza sanremese il Papa Pio XII, per tramite del Capitolo dei Canonici di San San Pietro, acconsentì di incoronare il gruppo ligneo del Maragliano raffigurante la Vergine del S. Rosario col Bambino Gesù. Il 7 ottobre 1946 Festa della Madonna del santo Rosario, il Cardinal Legato di Pio XII Federico Tedeschini, Arciprete della Arcibasilica Vaticana e Datario di Sua Santità, posò sul capo delle due sacre effigi le corone auree offerte dai Sanremaschi. Una lapide collocata all’interno della Basilica, sulla sinistra del portone della navata centrale, ricorda l’importante evento. Nel corso di quel periodo, riparati i danni bellici, si portò a compimento la demolizione del vecchio campanile e la sua ricostruzione, intervento resosi necessario per poter procedere agli urgenti lavori di consolidamento del pilastro che regge il campanile. Tracce dell’antica pieve battesimale vennero scoperte e documentate durante i lavori. Grande disputa in merito allo stile della ricostruzione del campanile: romanico totalmente falso e d’invenzione o barocco come visto fino a quel tempo. La decisione cadde sul conservare la struttura barocca. Il 7 ottobre 1947, solennità della Beata Vergine Maria Regina del santo Rosario, Pio XII decise, con Breve Pontificio, di concedere alla Insigne Collegiata di San Siro il titolo di “Basilica Romana Minore”, con i privilegi delle sette Basiliche Romane Maggiori. Nel documento si legge la motivazione: “chiesa Prepositurale e Insigne Collegiata di S. Siro, per attaccamento alla Sede di Pietro, per le opere di carità: ut usset longe prima”, come si legge nella lapide posta a destra del portone della navata centrale a ricordo dell’evento. Segno distintivo per una chiesa Basilica Minore è l’ombrellino basilicale a gheroni alternati rossi e gialli, originariamente emblema del Sommo Pontefice e delle quattro Arcibasiliche Patriarcali Maggiori. L’insegna viene concessa alle chiese di particolare importanza. Con esso la Basilica Minore può fregiare il proprio stemma, gli atti ufficiali e la facciata della chiesa. A seguito del titolo d’onore di Basilica Minore, venne concesso ai Canonici il  privilegio della cappa magna paonazza con cappuccio ed ermellino foderato in seta rossa. Nel secondo dopo guerra San Remo è la più importante città della Diocesi e della Provincia di Imperia e crescendo il rilievo, l’attività pastorale e liturgica della Basilica di San Siro, il Vescovo Mons. Angelo Raimondo Verardo o. p., (Genova Cornigliano 2-2-1913 San Remo 2-3-1999) richiede alla Santa Sede la variazione del titolo della Diocesi. Il 3 luglio 1975 Papa Paolo VI ne modifica la denominazione da quella antichissima di Ventimiglia alla nuova di Ventimiglia e San Remo.Così dal luglio 1975 la vetusta Insigne Collegiata e Basilica divenne anche Concattedrale.

Testo tratto dal volume: “San Siro chiesa della città. Genesi e storia dei restauri” disponibile in sacrestia lasciando un’offerta

Si ringrazia per la concessione del materiale: Ernesto Porri

Si ringrazia per le foto storiche:
Franco Sandri , Quarona – Sanremo

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