SAN SIRO: CARU MEI CAMPANIN

“Caru mei Campanin!… niu de civéte,
d’aragni, de rascasse e d’agurete,
früstu de levantade e lavastrùi,
cen de magagne antighe e de tacùi,
a te gardu cu–u cö pecin cuscì
pensendu aa nustalgia de candu mi
– passendu in föra – a te virò pecin
pe’ scumparìme a–a vista cian cianin!…
Che tristessa a sarà pe’ mi duman
nu sentì ciü u simpaticu “din – dan”
de to’ campane!… A–u tramuntà du sù
a sentirò che i öji, cum’avù,
i s’inümidiran da–a cumussiun
e a stèntu a purerò tegnì u magun!…
A vagu, ma u mei cö u l’aresta chì
a l’umbra de San Ròmilu e San Scì,
prutéxine int’i crüssi, int’u ciacrin,
o sciacarélu, gurdu Campanin!”

Gin De Stefani

Foto Fotoflash – Sanremo

Il Campanile di San Siro e le sue voci

Nel secolo XII in concomitanza con la costruzione della chiesa, la torre campanaria molto probabilmente ebbe un’altezza pari o poco più alta a quella dei muri del tempio. Quello che è certo che fu eseguita in pietra a vista, perfettamente squadrata,come il corpo dell’edificio e verosimilmente terminava come tutti i campanili duecenteschi della Liguria con un’agile cuspide piramidale. Nel secolo XV fu iniziato l’innalzamento della torre con trifore sui lati brevi e quadrifore sui lati lunghi all’altezza della cella campanaria. Questo particolare metodo induce a datare la costruzione non più tardi del1400. In occasione del collocamento dell’orologio meccanico il vuoto delle trifore e quadrifore fu riempito, per assicurare maggiore stabilità, e venne intonacato. La cuspide medioevale resistette alle intemperie e ai terremoti lungo il corso del tempo. Nel secolo XVII venne realizzato il Campanone dedicato a San Giovanni Battista o familiarmente Bacì, che ne è appunto l’abbreviazione dialettale. I Canonico Prevosto Mons. Francesco Lavagnino ne fu il promotore. Il Capitolo, approvato il progetto, affidò la realizzazione del bronzo ad un religioso laico dell’Ordine dei Frati Cappuccini del Convento di San Remo, presso il quale esisteva una fornace per la fusione. Il 22 febbraio 1686 fu innalzato il primo campanone che pesava circa 12 quintali. Il campanile con le sue campane giunse intatto sino al 1753, quando la tensione tra la Serenissima Repubblica di Genova e San Remo salì al livello di guardia in seguito alla richiesta della Colla, l’attuale Coldirodi, di venire separata dalla nostra Città. A causa di numerosi eventi ostili la “Superba” inviò il Marchese Agostino Pinelli con un nutrito esercito per affermare la sua supremazia e difendere i suoi interessi politici, militari e commerciali. Da quegli eventi sgorgò la cosiddetta Rivoluzione di San Remo del 1753. Oltre alle numerose distruzioni, l’asportazione degli archivi e la soppressione degli statuti, il fatto più eclatante e traumatizzante fu quello di rimuovere il campanone portandolo a Genova e la successiva demolizione della torre campanaria sino al livello dei muri perimetrali. La data del 7 luglio 1753 rimase impressa per sempre nella storia matuziana.

La riedificazione della torre campanaria fu disordinata e fatta con pietre cantonali squadrate e la parte terminale fu costruita con mattoni e forti spessori il cui peso eccessivo provocherà, nei secoli successivi, non poche crepe e pericolosi cedimenti al pilastro sottostante. Sarà quest’ultimo campanile ad arrivare fino alle nostre generazioni, riprodotto in numerose stampe, opere pittoriche e fotografie. È l’emblema della nostra città e caratterizza le vedute di San Remo. Ci si attivò anche per dotare la chiesa di campane all’altezza della situazione. Qualche decina di anni dopo la rivoluzione del 1753 il Magnifico Consiglio del Comune di San Remo chiedeva al Senato della Serenissima Repubblica di Genova la restituzione del campanone. Essa fu accordata e Bacì tornò su una nave genovese nel 1784. Poiché fessato e con molti pezzi mancanti il bronzo fu utilizzato per la fusione di uno nuovo.

Nella prima metà del XX secolo il pilastro sul quale gravava gran parte del peso del campanile ricostruito dopo la rivoluzione aveva dato segni di cedimento; dopo interventi di sottomurazione degli archi per alleggerirlo, si dovette demolire tutta la costruzione barocca. A questo punto si procedette al consolidamento delle fondamenta e alla sostituzione del pilastro danneggiato con uno nuovo in ghisa rivestito da conci in pietra a vista. Il campanile venne ricostruito nelle forme tardo settecentesche perché ormai entrato nella consuetudine dei sanremesi. Quel campanile che poi nel 1975 venne restaurato e impreziosito grazie ad un attento esame delle documentazioni fotografiche ottocentesche, e che oggi è ritornato al suo antico e nobile splendore.

Le campane

Il campanile di San Siro è dotato di due voci soliste risalenti alla seconda metà del XIX secolo e di un ottimo concerto in Mi bemolle di dieci campane in perfetta scala armonica realizzato nel 1966.

• Campanone – prima voce solista

Dedicato a San Giovanni il Battista, Patrono della Liguria e chiamato familiarmente dai vecchi sanremaschi Bacì. Nella parte centrale del bronzo sono scolpiti in rilievo: S.Giovanni Battista, l’Immacolata Concezione, la Beata Vergine Maria Regina del Santissimo Rosario, i Santi Siro, Romolo e Rocco. Ricorda che il Sindaco di San Remo del 1879 era Bartolomeo Asquasciati, reca in rilievo il motto: Concilium voco, et solemnia festa decoro(convoco il Consiglio cittadino e rendo onore alle feste solenni). Questa frase sintetizza mirabilmente la funzione che ha da sempre avuto il suono del campanone sia in ambito civile che in quello religioso. Il campanone infatti, coi suoi rintocchi gravi e solenni, chiamava a riunione il Consiglio cittadino, le adunanze comunali, il Parlamento civico, salutava le vittorie, i trionfi e i festeggiamenti, chiamava i fedeli alle celebrazioni religiose più significative e salutava le Solennità. Se la prima funzione è andata via via scomparendo di pari passo con i tempi moderni, (negli anni ’50 dello scorso secolo si usava ancora il campanone per annunciare la seduta del Consiglio Comunale) ancora oggi il nostro Bacì continua a far sentire la sua voce durante le Solennità della Chiesa e gli eventi ecclesiali più importanti.

• Campana della lanterna – seconda voce solista

È la campana collocata nella stanza più elevata della torre campanaria: la lanterna.Dedicata alla Vergine Maria. Motto: A fulgore et tempestate libera nos, Domine (dal fulmine e dalla tempesta, liberaci, o Signore!); raffigurazioni: la Croce, la B. V. M., S. Siro, San Romolo e un gallo, poiché è la campana che saluta l’inizio e la conclusione della giornata lavorativa invitando a una preghiera e annunzia l’Angelus del mezzogiorno. Anticamente era suonata durante i grossi temporali perché si pensava che il suono disperdesse la tempesta.

Il concerto

Voluto e realizzato dal Canonico Prevosto Mons. Pasquale Oddo, venne consacrato in piazza San Siro il 18 maggio 1966 dall’allora Amministratore Apostolico della Diocesi di Ventimiglia Mons. Stefano Felicissimo Tinivella o.f.m. (Castagnole 30–08–1908 Ancona 6–08–1978). Le dieci campane furono realizzate dalla ditta Picasso con la rifusione dei sei bronzi storici, in modo da formare un concerto in perfetta scala armonica.

• Campana grossa – prima campana

Tonalità: Mi bemolle, peso 940 Kg., dedicata a S. Romolo, patrono della città.Motto: Sancto Romulo, qui civitati huic nomen et praesidium tribuit auxilium donat (a San Romolo, che dà il nome a questa città, le concede protezione, e le presta aiuto).

Seconda campana

Tonalità: Fa, peso 670 Kg.; dedicata alla B.V.M. Regina del santissimo Rosario.Motto: Reginae Sacratissimi Rosarii advocatae et districtus glorianter conclamatae die primo Septembris anno MDCCXXXI (Alla Regina del Santissimo Rosario, acclamata, con ogni gloria e onore, patrona il 1° settembre nell’anno 1731).

• Terza campana

Tonalità: Sol, peso 490 Kg., dedicata a San Siro, titolare della Basilica. Motto: Sancto Syro, titulari Ecclesiae loci quoque patrono ed defensore fortissimo (A S. Siro, titolare della chiesa locale e anche patrono e protettore potentissimo).

Quarta campana

Tonalità: La bemolle, peso 403 Kg., dedicata alla B. V. M. Ausiliatrice, Madre della Chiesa,Regina del Mondo. Motto: Mariae Matri Ecclesiae, Mundique Reginae, in periculis cunctis auditrici (A Maria, Madre della Chiesa, e Regina del mondo, ausiliatrice in tutti i pericoli).

• Quinta campana

Tonalità: Si bemolle, peso 293 Kg., dedicata al Giubileo Straordinario postconciliare.Motto: Sacro extraordinario Iubileo Postconciliari – 1° Ianuarii anno MCMLXVI – 29 Maii MCMLXVI (al Sacro Giubileo straordinario postconciliare – 1° gennaio – 29 maggio 1966). Il Giubileo straordinario fu indetto il 6 dicembre 1965 per la chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II.

• Sesta campana

Tonalità: Do, peso 215 Kg., dedicata al Concilio Ecumenico Vaticano II, a S. S. Giovanni XXIII e a S.S. Paolo VI.Motto: Sacrosanto Concilio Ecumenico Vaticano Secundo et Ioanni XXIII Paoli VI – Die 11 Octobris anno MCMLXII – Die 7 Decembris anno MCMLXV (al sacrosanto Concilio Ecumenico Vaticano II e a Giovanni XXIII e Paolo VI – 11 ottobre 1962 – 7 dicembre 1965).

Settima campana

Tonalità: Re bemolle, peso 174 Kg., dedicata: alla preghiera di nuove e sante vocazioni.Motto: Mitte operarios in messem tuam (manda operai alla tua messe!).

• Ottava campana

Tonalità: Re, peso 159 Kg., dedicata agli Angeli custodi.Motto: Sanctis Angelis, qui vident semper faciem Patris, custodibusque nostris contra diabolicas fraudes (ai santi Angeli, che vedono sempre la faccia del Padre, e nostri custodi, contro le insidie del diavolo).

• Nona campana

Tonalità: Mi bemolle, peso 126 Kg., dedicata alle anime purganti di tutti i fedeli defunti.Motto: Omnibus Fidelibus defunctis requiem aeternam pascentibus (a tutti i fedeli defunti, perché possano godere dell’eterno riposo).

Decima campana

Tonalità: Fa, peso 97 Kg., dedicata alla Beata Vergine Maria Immacolata Concezione.Motto: Mariae Immacolatae.

I testi sono tratti dal volume: “San Siro chiesa della città. Genesi e storia dei restauri”, ritirabile in Sacrestia lasciando un’offerta

Foto storiche di Franco Sandri, Quaranta – Sanremo

Si ringrazia Ernesto Porri per la concessione del materiale

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