Rubrica “arte, figure, ombre e ricordi”

MONS. LUIGI BOCCADORO

Parroco di San Siro dal 1937 al 1951

La biografia

Luigi Boccadoro  nasce il 24 ottobre 1911 a Vado Ligure, Diocesi di Savona, da Francesco e Maddalena Giusto. Compie gli studi letterari e teologici nel seminario di Ventimiglia e il 26 maggio 1934 il Vescovo  Agostino Rousset lo ordina sacerdote destinandolo a reggere la Parrocchia di Collabassa nel Comune  di Airole, in Valle Roia. Nel 1937 viene nominato Canonico Prevosto  e Parroco della Collegiata di San Siro in Sanremo, dove rimane  sino alla sua elevazione all’Ordine Episcopale  avvenuta l’8 settembre  1951.

Lasciò così San Remo  per dedicarsi inizialmente alle sole Diocesi di Montefiascone e Acquapendente. In seguito gli furono affidate le rimanenti Diocesi della Tuscia nell’alto Lazio, da lui governate con il titolo di Vescovo di Viterbo. Al compimento  del  75°  anno di età, rinunciò al governo pastorale per divenire Vescovo  Emerito dal 27 marzo  1987.  Dopo una  intensa vita tutta dedicata all’annuncio della buona novella, l’8 marzo  1998 ritornò alla Casa  del Padre. Riposa nella cripta della Basilica di Montefiascone, che fu la sua prima sede vescovile.

Il Papa Pio XII riceve il novello vescovo
Lo stemma episcopale di Mons. Boccadoro ridisegnato da Enzo Parrino per il suo pregevole lavoro “L’Araldica dei Vescovi dell’Italia Centrale – Regione Ecclesiastica Lazio” 2014, a cui va il nostro ringraziamento per la collaborazione.”

Pastore in tempi bui e difficili

Martedì 12 ottobre 1976, vigilia di San Romolo,  su  Sanremo diluvia. In piazza San Siro davanti alla Basilica un uomo sotto  l’ombrello, non molto alto, corpulento, attende  con pazienza l’arrivo di un’auto: una FIAT  128 bianca. E’ l’auto che riporta dopo 25 anni “u Prevostu”  della guerra. Lui, l’uomo solo sotto l’ombrello, è una  persona conosciuta dagli anziani della Parrocchia, noi giovani non sappiamo chi sia. Quell’uomo, nonostante la pioggia insistente e riparata malamente dal suo parapioggia, imperterrito attende l’arrivo dell’auto con il Vescovo di Viterbo Mons. Luigi Boccadoro.

Perché quell’attesa così insistente? quell’attesa quasi spasmodica?  I vecchi che avevano vissuto la seconda guerra mondiale in Città, mi dicono: “è un partigiano, se lui è vivo lo deve al Vescovo…”.

Il Vescovo  Boccadoro l’avevo  conosciuto  attraverso le molte notizie lette nei polverosi fascicoli dell’archivio parrocchiale, da cui ho potuto attingere tante informazioni preziose, e me ne aveva parlato lungamente un mio Amico fiorista: Cicin Bottini Brambilla, che aveva conosciuto don Boccadoro e vissuto il periodo cruciale della guerra. Mi aveva colpito la pubblicazione edita dalle Diocesi di Montefiascone ed Acquapendente per l’inizio del ministero pastorale in quelle Chiese particolari (Inserire il link del volumetto Ingresso Diocesi).

Nel 1975, di ritorno da  Roma per l’Anno Santo, lo avevo incontrato  personalmente  per la  prima volta a Viterbo nel Palazzo dei Papi.

Nel 1976 vi ritornai per accompagnare in auto Mons. Pasquale  Oddo  e   don Giuseppe  Cortona e abitai nel Palazzo dei Pontefici di quella stupenda  città medievale. Per una settimana ho vissuto  gomito a gomito  con Monsignor   Luigi  Boccadoro e  i due sacerdoti sanremesi, a cui si aggiunse   anche  Mons. Antonio   Ammirati,

Don Giuseppe Cortona curato a San Siro fino al 1951, Il Vescovo Mons. Luigi Boccadoro, Mons. Antonio Ammirati e Mons. Pasquale Oddo

ed ho  potuto vivere con  loro un’esperienza umana per me indimenticabile. La Messa matutina si celebrava nella cappella privata del Vescovo in cui era esposta una piccola tavola dipinta con una materna Madonnina opera di Michelangelo Buonarroti.

Ricordo sempre le varie “escursioni” con il Vescovo  che ci faceva da guida  per chiese romaniche,  belle da  mozzare il fiato: Acquapendente, Tuscania,  Montefiascone, Viterbo (in questi luoghi ho imparato ad amare l’arte romanica).  Lo accompagnavamo nei vari incontri in programma nelle parrocchie e nei conventi e qui  venivamo presentati come gli amici di San Remo che erano venuti per il 25° di episcopato. Per ultimo il 3 settembre ci fece ammirare la “macchina di Santa Rosa”, gigantesca scultura alta oltre 20 metri che viene portata a spalle dai “facchini” per le strade della città dei papi.

Una conoscenza che  divenne col tempo amicizia. Quando gli feci sapere che avrei sposato la figlia di un suo “grande avversario”, il prof. Giuseppe “Pipin” Ferrari, ci scrisse un lungo e bellissimo messaggio e lo andammo  a trovare durante il viaggio di nozze. Era un uomo solare, aperto, sorridente sulle labbra, nel cuore e negli occhi.

Lascio da parte i ricordi personali per ritornare a parlare di Don  Luigi  Boccadoro che succedette  il 2 maggio 1937 alla  grande e storica figura di Mons. Giacomo Lombardi.  Egli prese subito confidenza  non solo con il suo ruolo di pastore della più importante chiesa di San Remo,  ma anche con tutti i problemi relativi al monumento,  problemi  lasciati aperti ed irrisolti dal suo  benemerito predecessore.

Don Luigi Boccadoro al tempo del suo inizio di ministero a San Siro

La prima  emergenza  da risolvere fu quella del campanile pericolante e del pilastro lesionato, impropriamente chiamata colonna,  che lo sosteneva.   Numerosi i contatti, i sopralluoghi e i progetti; San Siro venne chiusa, i due archi del primo pilastro  a sinistra vennero sotto murati   con  mattoni pieni, in modo da scaricare il peso del campanile. Ma arrivò la guerra  con tutti i suoi strascichi e luttuosi avvenimenti e i lavori furono sospesi.

A guerra iniziata venne collocata la Via Crucis,  opera lignea di Cesare Tarrini, che ancora oggi   possiamo ammirare nella sua linea essenziale e moderna.  Leggiamo nel già citato libro della fabbriceria, puntualmente aggiornato dal Parroco, alcuni  passaggi molto chiari che  rendono l’idea del clima che si viveva in quegli anni in questo estremo lembo di Liguria.

…”25/3/1944 – Gli allarmi quasi continui  hanno costretto la più parte degli abitanti a sfollare per la campagna e costretto l’altra parte a vivere in galleria o nei rifugi. I  bombardamenti frequenti fiaccano  anche il morale dei più forti e resistenti…”

…. “15/1/1945 – Il 1944 fu indubbiamente l’anno più terribile di questa terribile e stupida guerra che ora minaccia di accendere  i cittadini della stessa Patria. Le SS tedesche hanno   dominato la città manu ferrea. I  bombardamenti continui finiscono per sconvolgere totalmente gli animi ed esasperarli. Nonostante tutto i fedeli si riuniscono ancora assai numerosi…”

La cronistoria di San Siro, appunti del parroco del tempo di guerra.”

Durante il  periodo bellico molte volte vennero eseguiti lavori di restauro e riparazione a  causa dei proiettili navali esplosi contro le vetuste mura  della nostra chiesa parrocchiale.  In altra occasione ne caddero in chiesa fortunatamente inesplosi.

Mons. Boccadoro scrive:

“25/3/1944 –  la incerta sicurezza personale del Prevosto, ormai preso di mira dall’autorità politica mal sofferente che il popolo si stringa sempre più a lui come all’unica voce libera rimasta in tanta oppressione che  si fa sentire da ogni parte più serrata, la eventualità di sinistri sui sacri edifici, la difficoltà di riunione rendono necessario che si affidi l’amministrazione temporale della chiesa in ogni eventualità ad una persona onesta capace ed agile che riscuota la fiducia illimitata del Prevosto e del Consiglio per potere agire, in caso, da sola….”.

Venne così incaricato un laico che operò in regime di “pieni poteri” soprattutto nei momenti di assenza forzata del Parroco, che venne più d’una volta privato della libertà quasi fino alla liberazione del 25 aprile.

Mons. Boccadoro narra:

“Il 13 dicembre 1944 il Prevosto detenuto e degente all’ospedale si fa accompagnare dai piantoni alla Cappella ed emette voto di far solennemente incoronare da un Principe della Chiesa la statua della Madonna del Rosario, patrona della Città, se la chiesa rimarrà incolume, egli e i suoi e il suo popolo non dovrà più lungamente soffrire. Il rito dell’incoronazione da effettuarsi, finite le ostilità, o stabilita la pace sarà preceduto da una grande missione predicata al popolo.”

Terminato il conflitto mondiale rimasero le macerie dei bombardamenti,   ma ben più gravi furono le macerie morali, gli animi esagitati e la contrapposizione politica fortissima; insomma   uno  stato di semi belligeranza  continuo. In  questo clima  sconfortante, nel 1946 venne  rispettato il voto 

emesso dal Prevosto  prigioniero: il Cardinale Federico Tedeschini Lalli, arciprete della Patriarcale Basilica di San Pietro in  Vaticano e Datario di Sua  Santità venne  a  Sanremo  e incoronò la statua  della Madonna  del  Rosario: era il 6 ottobre  1946.

Fu  un’occasione  per  cercare di catechizzare  tutta la Città; si svolsero incontri di preparazione,  catechesi, momenti   di preghiera e tantissime attività, che per  i tempi erano  veramente   all’avanguardia. La pastorale e i restauri di  San Siro erano i due obiettivi che venivano  portati avanti dal  giovane Prevosto.

È così che in quegli anni del secondo  dopoguerra realizzò il rifacimento del pilastro lesionato e del campanile. Non si sottrasse alla animata discussione se procedere alla ricostruzione del campanile   in stile romanico o in stile barocco, anzi  battagliò, scrisse, discusse e poi convinse. E si arrivò alla scelta della forma barocca in luogo di quella   romanica che sarebbe stata un puro  esercizio di invenzione e non di restauro. Vennero restaurati gli absidi della chiesa, tolte   numerose  sovrastrutture barocche  ancora rimaste, insomma San Siro prese l’attuale fisionomia. Nel 1948  la nostra  chiesa venne elevata al rango di Basilica Minore, e di nuovo  venne il Cardinale  Tedeschini, era  il 3 ottobre 1948, per ratificare questo avvenimento.

Il Prevosto  era  sempre attivissimo; il venerdì  mattina – lo raccontò lui stesso – faceva una lunga camminata in corso degli Inglesi, e tra i profumi e le luci del Berigo preparava l’omelia  domenicale.  Questo momento di  catechesi per i parrocchiani era preparato intensamente e con attenzione dal canonico prevosto, consapevole della forza della parola annunciata. Le sue attività, le sue opere lo resero  sempre  più protagonista della  nostra Chiesa locale e il 14 giugno del 1951 venne  annunziato che Mons. Boccadoro era stato eletto vescovo di Montefiascone e Acquapendente  nell’alto Lazio.

L’8 settembre di quell’anno la Basilica fece da meraviglioso sfondo alla sua  consacrazione episcopale.

Lasciò San Remo, e “andando… andando  per sentieri di maremma     andando” (dalla sua omelia  per il XXV di episcopato a San Siro il 13 ottobre 1976) si trovò, più giovane vescovo della cristianità, sulle rive del Lago di Bolsena e qui diede inizio ad una nuova pagina della sua vita, che si concluse nel 1998 proprio a Montefiascone, la sua prima sede vescovile.

Monsignor  Boccadoro parroco indimenticato ed indimenticabile di San Siro…

Ritorno ai ricordi personali e ai numerosi incontri: Nel 1983 la Parrocchia organizzò un pellegrinaggio a Roma per l’Anno Santo della Redenzione e al ritorno si fece una tappa concordata a Viterbo, nel Santuario mariano della Quercia. Ci accolse il Vescovo, celebrò l’Eucaristia con noi e poi volle servire a tavola i suoi antichi parrocchiani – alcuni dei presenti lo ricordavano molto bene-; fu incontro significativo ed indimenticabile.

Il 2 ottobre 1994 tornò a Sanremo e volle portare in omaggio per la “sua” San Siro la preziosa pianeta settecentesca che aveva indossato in occasione della sua Ordinazione Episcopale con una fotografia di quel lontano giorno. Il paramento è gelosamente conservato

a ricordo di quell’uomo, di quel sacerdote  e vescovo che  annunciò con  efficacia la Buona Novella in tempi bui e difficili.

Venne a San Siro per l’ultima volta, per la festa della Madonna  del Rosario il 6 ottobre 1996, su invito del Vescovo  Diocesano Mons.  Giacomo  Barabino.  Ricorrevano due date importanti: il 50° anniversario dell’Incoronazione della Statua della Madonna del Rosario e il 45° anniversario della sua Ordinazione Episcopale. Presiedette la Processione e la Celebrazione Eucaristica, con la devota partecipazione di tantissimi fedeli. Erano presenti gli amici di un tempo, dai volti ormai invecchiati ed emozionati, con gli occhi velati di lacrime: lungo il procedere della processione i loro sguardi si incrociavano, sembravano parlarsi e  salutarsi, inconsapevoli, per l’ultima volta.

Concludendo il ricordo di un Parroco importante per la vita della nostra Comunità parrocchiale di San Siro e ricordando i tanti fatti di cui molti ho avuto la fortuna di vivere in prima persona, a volte mi sono commosso. Commosso perché mi rendevo conto che talvolta si ha l’occasione di vivere accanto a persone che hanno contribuito a scrivere il grande libro della storia di una comunità. Luigi Boccadoro Sacerdote di Dio per gli uomini ha scritto parte della nostra storia cittadina e parrocchiale a metà del XX secolo e pur essendo un figlio dei primi del novecento era moderno, aperto e proiettato verso il futuro. Lui che partecipò da Vescovo al Concilio Ecumenico Vaticano II, da Padre Conciliare mise in pratica nella Chiesa da lui servita ciò che la grande assise aveva stabilito. Al termine della sua vita, quando poteva riposare, si impegnò nella catechesi itinerante con le Comunità del Cammino Neocatecumenale girando l’Europa e mettendo in pratica con i fatti il motto del suo stemma episcopale: “nel nome del Signore”.

La mia speranza è quella che figure come quella di Monsignor Boccadoro possano servire da esempio e stimolo per i nostri Sacerdoti, Diaconi e Seminaristi perché siano testimoni credibili, convinti ed entusiasti del Vangelo di Cristo che patisce, muore e gloriosamente risorge per la nostra salvezza.

Ernesto Porri

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