2/Rubrica “Arte, figure, ombre e ricordi”

LE CAMPANE DI SAN SIRO

di Ernesto Porri

La pasqua del 1966 cadde il 10 di aprile e a San Siro il Prevosto aveva richiamato tutti noi chierichetti ad essere responsabili e a partecipare, secondo i turni prefissati, alla benedizione della case.

Oggi, dopo la riforma della liturgia voluta dal Concilio Vaticano II,  si parla giustamente di benedizione delle persone o della famiglia.

Noi chierichetti eravamo tutti eccitati dalla prospettiva di andare in giro per le strade della Parrocchia e accompagnare Don Daniele Bisato o Don Giorgio Curlo e forse  anche Monsignore. Era una sfida tra noi piccoli per partecipare a tutti gli appuntamenti in modo che la tesserina del chierichetto venisse forata ad ogni “giro” e quindi a fine mese avere un mucchio di punti in più. Noi piccoli eravamo esclusi dalle celebrazioni della Settimana Santa, non eravamo ancora pronti, e svolgevano il servizio all’altare i ministranti grandi con le loro bellissime tuniche in lino finissimo,ornate da piccoli decori rossi sui risvolti del collo e ideate dalle Monache del Carmelo che le avevano confezionate proprio per i ministranti adulti. Quando lasciavi la talare rossa e cottina per indossare la tunica voleva dire che eri tra i ministranti adulti e più capaci ; un obbiettivo molto difficile che tutti i chierichetti miravano a raggiungere.

In quella tiepida metà di Aprile cominciò quindi il turno delle “Benedizioni delle case” e il giorno che toccò a me l’appuntamento era per le 14,30 in sacrestia. Don Giorgio ci aspettava, ci si preparò e uscimmo dalla porta della canonica che allora, come oggi, è proprio sotto il campanile della Basilica.

All’uscire dalla canonica, appena nella piazzetta, fummo attirati da un evento molto particolare: un grosso autocarro con pianale era accostato alla porta laterale della chiesa e dal campanile, tramite corde, venivano calate le campane… Quello fu il mio secondo incontro con i sacri bronzi di San Siro.

Mi ricordo che quella Pasqua per me fu indimenticabile. Questo fu invece il mio primo incontro con i bronzi della Basilica in compagnia del sacrista Mario Ferrari da Aurigo che mi disse in dialetto: “Ernestino ti munti cun mi in sce u campanin ch’andamu a sonà u campanun?” Allora le campane erano tutte suonate a mano e con fatica! Accompagnai Mario salendo lungo la stretta e scomoda scaletta che, addossata alla parete romanica della Basilica, portava alla cella campanaria e lì il sacrestano con sforzo iniziò a dondolare il campanone e dopo due o tre colpi non molto forti cominciò a prendere sonorità e potenza. L’esperienza fu indimenticabile, tanto indimenticabile che ancora oggi posso raccontarvela.

Perché questo ricordo del 1966, perché desidero intrattenere i nostri pochi lettori su un tesoro acustico e imponente che è il concerto delle campane di San Siro.

Nel registro più volte citato che è in sostanza una “Cronistoria della vita parrocchiale e della Basilica di San Siro”, Monsignor Pasquale Oddo scrive alla pagina 343: “Il Campanile di S. Siro nella sua forma stranamente barocca costituisce una gloria per i sanremesi ed è un punto di incontro per tutti i forestieri. Il campanone dedicato a S. Giovanni Battista, patrono della Liguria, è senza dubbio il migliore della Diocesi e, con i suoi rintocchi gravi e solenni, segna le date più importanti della storia di Sanremo.

Però non era intonato con le altre sei campane. Già nel 1952, avendo dovuto fare rifondere due campane si era pensato di intonarle per un eventuale futuro concerto ed a questo aveva provveduto la Ditta Fratelli Picasso.

In seguito aumentarono le difficoltà per assumere un campanaro. Il sacrestano, impegnato in tanti lavori, riusciva a stento a fare anche da campanaro. Si cominciò a consultare alcune Ditte e senza impegno si chiesero preventivi e sopralluoghi.

Si presentarono le Ditte:

  • Achille Mazzolo di Valduggia in provincia di Vercelli;
  • Toselli  Luigi di Acqui Terme in provincia di Alessandria;
  • Fomet di Ceva in provincia di Cuneo;
  • Enrico Picasso d Figli di Avegno provincia di Genova.”

Monsignor Oddo continua:

“Con una commissione costituita dal Prevosto, dal Dott. Giorgio Baldi assessore alle finanze del Comune di Sanremo, dal sig. Giuseppe Mazzei Presidente dell’ Azione Cattolica parrocchiale, si esaminano tutti i preventivi e si deliberò di trattare con la ditta Enrico Picasso e figli, conosciuta e apprezzata in Diocesi e in Liguria. “

Si concordò un Concerto di n° 10 campane così impostato:

  • Campana grossa – prima campana

Tonalità: Mi bemolle, peso 940 Kg., dedicata a S. Romolo, patrono della città;

Motto: Sancto Romulo, qui civitati huic nomen et praesidium tribuit auxilium donat (a San Romolo, che dà il nome a questa città, le concede protezione, e le presta aiuto).

  • Seconda campana

Tonalità: Fa, peso 670 Kg.; dedicata alla B.V.M. Regina del santissimo Rosario;

Motto: Reginae Sacratissimi Rosarii advocatae et districtus glorianter conclamatae die primo Septembrisanno MDCCXXXI (Alla Regina del Santissimo Rosario, acclamata, con ogni gloria e onore,patrona il 1° settembre nell’anno 1731).

  • Terza campana

Tonalità: Sol, peso 490 Kg., dedicata a San Siro, titolare della Basilica;

Motto: Sancto Syro, titulari Ecclesiae loci quoque patrono ed defensore fortissimo(A S. Siro, titolare della chiesa locale e anche patrono e protettore potentissimo).

  • Quarta campana

Tonalità: La bemolle, peso 403 Kg., dedicata alla B. V. M. Ausiliatrice, Madre della Chiesa, Regina del Mondo;

Motto: Mariae Matri Ecclesiae, Mundique Reginae, in periculis cunctis auditrici  (A Maria, Madre della Chiesa, e Regina del mondo, ausiliatrice in tutti i pericoli).

  • Quinta campana

Tonalità: Si bemolle, peso 293 Kg., dedicata al Giubileo Straordinario postconciliare;

Motto: Sacro extraordinario Iubileo Postconciliari – 1° Ianuarii anno MCMLXVI – 29 Maii MCMLXVI (al Sacro Giubileo straordinario postconciliare – 1° gennaio – 29 maggio 1966).Giubileo straordinario fu indetto il 6 dicembre 1965 per la chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II.

  • Sesta campana

Tonalità: Do, peso 215 Kg., dedicata al Concilio Ecumenico Vaticano II, a S. S. Giovanni XXIIIe a S.S. Paolo VI;

Motto: Sacrosanto Concilio Ecumenico Vaticano Secundo et Ioanni XXIII Paoli VI – Die 11 Octobrisanno MCMLXII – Die 7 Decembris anno MCMLXV (Al sacrosanto Concilio Ecumenico Vaticano II e a Giovanni XXIII e Paolo VI – 11 ottobre 1962 – 7 dicembre 1965).

  • Settima campana

Tonalità: Re bemolle, peso 174 Kg., dedicata: alla preghiera di nuove e sante vocazioni;

Motto: Mitte operarios in messem tuam (Manda operai alla tua messe!).

  • Ottava campana

Tonalità: Re, peso 159 Kg., dedicata agli Angeli custodi;

Motto: Sanctis Angelis, qui vident semper faciem Patris, custodibusque nostris contra diabolicas fraudes (Ai santi Angeli, che vedono sempre la faccia del Padre, e nostri custodi, contro le insidie del diavolo).

  • Nona campana

Tonalità: Mi bemolle, peso 126 Kg., dedicata alle anime purganti di tutti i fedeli defunti;

Motto: Omnibus Fidelibus defunctis requiem

  • Decima campana

Tonalità: Fa, peso 97 Kg., dedicata alla Beata Vergine Maria Immacolata Concezione;

Motto: Mariae Immacolatae.

Il lavoro venne eseguito rapidamente, le vecchie campane vennero rifuse e ritornarono a Sanremo per essere  esposte in Piazza San Siro grazie ad una struttura in tubolari metallici “Innocenti”. Il giorno dell’Ascensione 18 Maggio 1966 l’Amministratore Apostolico della Diocesi (recentemente nominato da Papa Paolo VI), l’Arcivescovo Stefano Tinivella, benedì il nuovo concerto di campane e come tradizione ogni bronzo aveva uno o più padrini e madrine, che qui elenco:

  • Prima campana, padrino sig. Eraldo Cugge Sindaco di Sanremo;
  • Seconda campana, padrini il sig. Giuseppe Mazzei e il sig. Giorgio Baldi;
  • Terza campana, padrino il canonico Luigi Carbonetto, decano della Collegiata ;
  • Quarta campana, madrina la sig. Matilde Coghi, Presidente parrocchiale delle Donne di Azione Cattolica;
  • Quinta campana, sig. Pier Vincenzo Frattini e sig. Luciano Bestagno;
  • Sesta campana, sig. Pietro Repetto;
  • Settima campana, signora Ulrica Caropreso e signora Caterina Massa;
  • Ottava campana, i bambini Angelo Laigueglia e Vinicio Lanteri;
  • Nona campana, Donna Giulia Borea d’Olmo e signora Serafina Gaggero;
  • Decima campana, le bambine Laura Oddo e Dolores Valli.

Così le nuove campane andarono a raggiungere le due voci soliste risalenti alla seconda metà del XIX secolo:

  • Campanone – prima voce solista

Peso 3.000 Kg. circa, dedicato a San Giovanni il Battista, Patrono della Liguria.

Motto: “Concilium voco, et solemnia festa decoro” convoco il Consiglio cittadino e rendo onore alle feste solenni.

E’ chiamato familiarmente dai vecchi sanremaschi “Bacì”. Nella parte centrale del bronzo sono raffigurati in rilievo: S. Giovanni Battista, l’Immacolata Concezione, la Beata Vergine Maria Regina del Santissimo Rosario, i Santi Siro, Romolo e Rocco. Un frase ricorda che il Sindaco di San Remo del 1879 era Asquasciati. Il motto sintetizza mirabilmente la funzione che ha da sempre avuto il suono del campanone sia in ambito civile che in quello religioso. Bacì infatti, coi suoi rintocchi gravi e solenni, convocava in riunione il Consiglio Comunale cittadino, solennizzava le vittorie, i trionfi e i festeggiamenti civili ma chiamava anche i fedeli alle celebrazioni liturgiche delle Solennità. Se la funzione civile è andata via via scomparendo, è rimasta quella religiosa: infatti ancora oggi il nostro Bacì continua a far sentire la sua voce per le Solennità della Chiesa e gli eventi ecclesiali più importanti.  Per precisione storica negli anni ’50 dello scorso secolo si usava ancora il campanone per annunciare la seduta del Consiglio Comunale cittadino.

  • Campana dell’Angelus – seconda voce solista

Peso 800 Kg. circa, dedicata alla Vergine Maria; motto: “ A fulgore et tempestate libera nos, Domine” (dal fulmine e dalla tempesta, liberaci, o Signore!); raffigurazioni: la Croce, la B. V. M., S. Siro, San Romolo e un gallo, poiché è la campana che saluta l’inizio e la conclusione della giornata lavorativa invitando a una preghiera e annunzia l’Angelus del mezzogiorno. Anticamente era suonata durante i grossi temporali perché si pensava che il suono disperdesse la tempesta. È la campana collocata nella parte più elevata della torre campanaria: la lanterna.

In quest’anno 2019 ricorrono quindi 140 anni dalla fusione del campanone: è il suo compleanno! Ricordo ancora, sono passati quaranta anni, quando si celebrò il centenario con una serie di eventi per la Solennità di San Giovanni Battista  del 1979. La Famija Sanremasca, sempre sensibile, per la Solennità di San Romolo di quell’anno volle ricordare il centenario di “Bacì” con un articolo di Bianca Maria Ferrari pubblicato sul Civitas Sancti Romuli del 1979, che unisco a questo lavoro.

Per dovere di cronaca riporto anche la spesa sostenuta dalla Parrocchia in quel lontano 1966 ; Lire 9.277.185 che rapportati ad oggi  corrispondono a circa 94.000 in €uro. Teniamo conto che oggi i costi di realizzazione sarebbero molto più elevati.Una bella cifra allora e anche oggi, cifra che nel giro di un paio di anni venne completamente saldata; ieri come oggi la generosità dei parrocchiani è sempre stata ed è grande.

Ringrazio Nanin Modena “Menun” per la consulenza dialettale e Mauro Parrini per aver fatto cantare le campane, come da tradizione.

QUI DI SEGUITO TRE FILE AUDIO CON IL SUONO DELLE CAMPANE DI SAN SIRO.

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